La dimensione del Cerchio1

Il cerchio privo di angoli e spigoli rappresenta l’armonia.
Esso è la sola figura geometrica in cui tutti i punti sono equidistanti dal centro.
Immaginiamo questi punti lungo la circonferenze diventare persone. Salta spontaneamente all’occhio come in questo spazio ogni individuo ha uguale valenza e uguale possibilità di contribuire con il suo sapere e il suo valore al lavoro nel cerchio.

Quest’immagine ci riporta in connessione con i nostri antenati, con un’idea di società più tradizionale e rurale, come quella dei popoli nativi che ancora abitano il nostro pianeta. Qui il cerchio è il luogo dove uomini e donne si incontrano per confrontarsi, gestire i conflitti, e prendere decisioni, contribuendo a costruire la comunità in cui vivono e di cui sono parte.
Ma guardandoci intorno possiamo ritrovare il cerchio anche nella nostra società e nella nostra vita quotidiana. Nelle sale riunioni delle aziende ci si siede intorno a tavoli rotondi; gli open space abbattono la separazione tra gli spazi, ed è intorno all’isola del piano cottura che possiamo riunirci in cerchio, per contribuire con un mestolo e un assaggio alla preparazione della cena. Ed è proprio il pasto, soprattutto per le culture mediterranee a cui appartengo, che rappresenta il momento prediletto in famiglia, per sedersi in cerchio intorno alla tavola, e tessere i fili delle nostre relazioni più profonde.

Sedersi in cerchio sembra quindi qualcosa che ci appartiene come esseri umani. Questa figura geometrica sembra restare tenacemente attaccata alla nostra dimensione sociale, nonostante la contemporaneità e l’omologazione culturale spingano in direzione contraria. Se pensiamo per esempio alla frenesia delle nostre società, e a come le concediamo di invadere il nostro spazio, sembra condivisa la sensazione di non avere mai abbastanza tempo. Quel tempo necessario a godere di una pausa pranzo che non sia solo cibo davanti al PC, ma un momento di ascolto e condivisione con qualche collega o, perché no, con un’amica che incontriamo fuori dal lavoro. E anche quando riusciamo a dedicarci questo tempo, magari la sera a cena con la nostra famiglia, quanto spesso siamo davvero presenti nel qui ed ora? Pensandoci potremmo accorgerci di ritrovarci spesso distratti, divisi un po’ qui e un po’ là, tra un pensiero sulle cose ancora fare; una notifica sul cellulare; la TV di sottofondo. Finiamo così per non incontrare e ascoltare veramente l’altro, e soprattutto ci dimentichiamo di ascoltare e incontrare noi stesse, alimentando il rischio di litigi, incomprensioni, e chiusura. Ci ritroviamo in cerchio, è vero, ma fatichiamo a sederci davvero in questa dimensione.

All’interno di una società come quella in cui viviamo, che ci spinge all’individualismo e alla competizione, ciò che a mio avviso stiamo perdendo è quindi il valore di abitare con consapevolezza il cerchio, che rischia così di diventare uno spazio vuoto di significato e privo di utilità relazionale. Per questo sento un richiamo importante a nutrire lo spazio e la dimensione del cerchio. Che per me significa attivare e facilitare cerchi in cui accompagnare le persone a coltivare una capacità di ascolto profondo verso sé stesse e l’altro. Nel cerchio ci esercitiamo a trasformare i pensieri giudicanti, e sviluppare una modalità di relazione in cui accogliere noi stessi e l’altro, per ciò che è e ciò che siamo. Impariamo infine ad assumerci la responsabilità del nostro sentire, del nostro essere, e del nostro agire all’interno di ogni relazione.

Il momento del cerchio diviene un’esperienza propedeutica per il mio vivere fuori, nel mondo. Anche se nel cerchio viene rispettata la riservatezza delle condivisioni, ognuna porta con sé, fuori da questo spazio, il proprio cambiamento. Il cerchio diventa così un’occasione per apprendere e consolidare queste tre abilità relazionali: ascolto profondo; non-giudizio; responsabilità. Tre ingredienti che una volta fatti nostri e radicati in noi possiamo sceglie di portare in tutte le nostre relazioni, che siano lavorative, famigliari, o di coppia, trasformandone radicalmente la qualità.

Mi ritrovo profondamente nelle parole di Antonio Graziano che credo possano dare un valore aggiunto a quanto ho raccontato fin qui. Nell’introduzione del suo libro La Comunicazione in Cerchio1 Antonio ci invita a recuperare questa pratica di comunicazione e costruzione di relazioni. Affinché il cerchio non venga percepito solo come uno strumento e uno spazio materiale in cui incontrarsi una volta ogni tanto. Ma divenga una scelta, uno stile di vita, in cui coltivare, giorno dopo giorno, un modo altro di vivere la quotidianità e le nostre relazioni, incentrato sull’ascolto empatico e sulla comunicazione orizzontale

  1. Graziano A., (2023), La Comunicazione in Cerchio Un cammino per ritornare al cuore, Macro Edizioni ↩︎

1*In tutti i miei articoli ho scelto di usare in maniera alternata e arbitraria il femminile e il maschile, ad eccezione dei casi in cui il genere mi è noto, con l’intento di mantenere la lettura scorrevole, e trovare comunque una soluzione possibile ai miei dubbi sull’uso di un linguaggio quanto più inclusivo.

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